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City-Real già nella storia. Tanto spettacolo e poca tattica: il calcio italiano non sarà mai così

Gol e spettacolo a Manchester, qualificazione per la finale ancora incertissima. Milioni di tifosi appesi alla tv, ma è stata una partita anarchica tatticamente. Meglio così o meglio la scuola calcistica italiana?

Alzi la mano chi, nel mondo, non si è divertito ad assistere ad uno spettacolo del genere. Beh, probabilmente nessuno alzerebbe la mano. Partiamo da qui, dalla frase di Pep Guardiola nel post partita. City-Real 4-3 fa già parte di un pezzo di storia del calcio europeo, come una partita icona del bel calcio.

La notte dell’Etihad si è trasformata nel teatro dei sogni. Delle giocate impossibili riuscite, dei gol spettacolari. Vero, verissimo. Ma anche di un calcio lontano anni luce dal nostro. In tanti lo hanno sottolineato con rimpianto, altri con un pizzico d’orgoglio. Si, perché in Italia difficilmente si potrà assistere ad una partita del genere, con le due squadre così aperte a livello difensivo. Tante giocate preziose da parte dei talenti in campo, ma i cultori della tattica ieri sera avranno avuto i brividi di fronte a certe giocate. Interpretazioni estreme, esasperate, pur con in panchina due mostri sacri come Guardiola e, soprattutto, Carlo Ancelotti.

Chi ha guardato la partita, come detto, è impazzito. Uno due, tre, fino a sette gol. E almeno altrettanti mancati di poco. Chi l’ha guardata con un occhio più clinico ha storto un po’ il naso. Bene così. Differenze che esaltano un gioco semplice, con sfaccettature complicate e tremendamente opposte.

Il filo dell’equilibrio è sottilissimo. La Champions è passata in poche settimane dal criticare aspramente Simeone per il suo ‘catenaccio’ proprio contro il City, ad esaltarsi per la partita scoppiettante di ieri sera. Ritorno apertissimo, come lo è stato fino all’ultimo nella partita contro l’Atletico. Interpretazioni diverse, pur su un livello stellare.

Poi la differenza la fanno i talenti, questo sempre. E ieri sera in campo ce n’erano una marea, anche giovanissimi. L’atteggiamento tattico delle due squadre ne ha esaltato la qualità in movimento. La velocità di pensiero e d’azione. E loro hanno sempre ragione, liberi in campo da vincoli tattici. Già, di tattico c’è stato pochissimo. Ed è per questo che in Italia difficilmente si potrà mai vedere una partita così. Una sfaccettatura diversa dello stesso calcio. Che può piacere o meno. E questa è la grande considerazione finale, che rimane aperta ancor più della qualificazione per finale da giocarsi al ritorno.

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