
Le strade sembravano destinate a dividersi, adesso il marocchino è l’arma in più dei bianconeri
L’Ascoli ha ritrovato Abdelhamid Sabiri.
Tre gol nelle ultime due partite, quattro punti conquistati grazie alle sue esultanze: il classe ’96, protagonista dell’ultima salvezza dei bianconeri, è tornato. Al termine della scorsa stagione, sembrava destinato a lasciare il Picchio per approdare in Serie A. Poi però non se n’è fatto nulla: sedotto e abbandonato, ci ha messo un po’ a digerire il duro colpo.
Nonostante il vincolo con l’Ascoli, è rimasto ad allenarsi a casa da solo per tutto il ritiro estivo. Le strade sembravano destinate a dividersi, perché quel comportamento di un giocatore ancora sotto contratto era inaccettabile. Poi però il dietrofront: Sabiri ha capito di aver sbagliato, ha chiesto scusa (offrendo anche una cena ai compagni) e ha ricominciato a lavorare. Sudando in silenzio e a testa bassa.
In poco tempo ha scalato le gerarchie della squadra e si è riconquistato il posto sulla trequarti del Picchio. Prestazioni sempre sopra la sufficienza, mancava solo il gol per ritrovare definitivamente quel giocatore protagonista dell’ultima salvezza.
E allora ci ha pensato Dionisi, da vero leader, a lasciare a Sabiri il calcio di rigore contro il Monza. Perché per il capitano non era prioritario segnare e salire in vetta alla classifica capocannonieri, ma era più importante ritrovare (e far ritrovare) completamente Sabiri. Palla da una parte e portiere dall’altra, 1-1 con il Monza e poi doppietta nell’1-2 alla Reggina.
Due partite, tre gol, quattro punti. Sabiri è tornato, ma non ha ancora fatto nulla: adesso viene il difficile, perché il ragazzo dovrà continuare così.
