Il quarto posto del 1979-80: quando l’Ascoli sfidò i giganti della Serie A

In quella stagione l'Ascoli allenato da Giovan Battista Fabbri chiuse il campionato al quarto posto, il miglior risultato mai ottenuto dai bianconeri

Curva Sud Stadio Del Duca

Ci sono stagioni che pesano più di un trofeo. Annate che non regalano una coppa da alzare al cielo, eppure restano scolpite nella memoria di una città per quello che hanno significato. Per l’Ascoli, la Serie A del 1979-80 è una di queste. È il momento più alto di tutta la sua storia, quello in cui una provinciale marchigiana guardò negli occhi le grandi del calcio italiano contro ogni pronostico NetBet online.

L’impresa del Picchio

In quella stagione l’Ascoli allenato da Giovan Battista Fabbri chiuse il campionato al quarto posto, il miglior risultato mai ottenuto dai bianconeri, sfiorando addirittura la qualificazione alla Coppa UEFA. Per una città di quelle dimensioni era qualcosa di quasi incredibile, un traguardo che ancora oggi resta la cima più alta di tutta la parabola del club.

Quel piazzamento non valse soltanto una posizione in classifica. Rese l’Ascoli la squadra più autorevole di tutto il Centro-Sud, davanti a piazze molto più grandi e blasonate. E non fu frutto del caso, ma di un lavoro paziente e intelligente. In quegli anni il Del Duca era diventato una delle trasferte più temute del campionato, un fortino dove anche le corazzate del Nord faticavano a strappare un punto.

Gli anni d’oro di Rozzi

Un’impresa così non nasce dal nulla, ma dentro una stagione irripetibile della società. Gli anni Ottanta furono per l’Ascoli un periodo d’oro fin dai primi vagiti, e fu in quel momento che il presidente Costantino Rozzi strinse con più forza il timone della squadra, mettendoci dentro tutta la sua ambizione e quella passione travolgente che lo rese un personaggio unico nel calcio italiano.

Il quarto posto, del resto, arrivava sulla scia di un’altra impresa fresca di memoria. Appena due anni prima, nel 1977-78, l’Ascoli aveva firmato un campionato di Serie B da leggenda, chiuso con la bellezza di 61 punti: 26 vittorie, 9 pareggi e appena 3 sconfitte. Il distacco sulla seconda in classifica fu quasi imbarazzante, ben 17 punti, numeri che raccontano un dominio pressoché assoluto. Quella cavalcata è rimasta nel cuore dei tifosi come il campionato dei record, impreziosito anche dai cross di rabona di Giovanni Roccotelli, giocate che a Ascoli ricordano ancora tutti.

Il messaggio era chiaro: quella squadra viaggiava a un’altra velocità. E il salto in Serie A, con tanto di ruolo da protagonista, fu la conseguenza naturale di una gestione lungimirante e di un gruppo costruito con criterio, capace non solo di reggere l’urto della massima serie ma addirittura di prendersela a spallate.

Un applauso arrivato da oltreoceano

Quella stagione ebbe anche una coda curiosa e affascinante. A campionato finito, l’Ascoli venne invitato in Canada a rappresentare il calcio italiano nella Red Leaf Cup, la Coppa della Foglia Rossa. E i bianconeri non ci andarono per fare la comparsa: vinsero il torneo, lasciandosi alle spalle avversari di nome pesante come Botafogo, Rangers e Nancy. Un successo che portava il nome di Ascoli su un palcoscenico inatteso e ne certificava il prestigio ben oltre i confini nazionali.

Il periodo d’oro, poi, sarebbe continuato ancora. L’anno seguente riportò in panchina Carlo Mazzone e, tra le tante soddisfazioni di quella stagione, arrivò anche la conquista del Torneo di Capodanno, la competizione che la Lega organizzava nella pausa invernale, vinto per giunta a spese della ben più titolata Juventus.

A oltre quarant’anni di distanza, quel quarto posto resta la stella polare della storia bianconera. Ogni volta che l’Ascoli torna a inseguire un traguardo importante, il pensiero dei tifosi vola inevitabilmente a quella squadra capace di sfidare i giganti del calcio italiano e di batterli in campo. Perché quella stagione, allora come oggi, dimostra una cosa semplice e bellissima: con le idee giuste, l’organizzazione e tanta passione, anche una piccola realtà di provincia può sedersi al tavolo dei grandi. E restarci, almeno per una stagione intera, da assoluta protagonista.

Redazione

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