Enrico Nicoli ha parlato al Corriere Adriatico del suo Ascoli, quello che iniziò il ritiro con soli sette giocatori e arrivò alla finale playoff con il Castel di Sangro. “Si arrivava da una retrocessione che pesava, in più c’erano le vicende societarie con il passaggio di proprietà con l’avvento di Roberto Benigni, era la stagione ’94-95. La squadra era da rifare completamente, andammo in ritiro in pochissimi, ogni giorno provavamo giocatori per capire se facevano al caso nostro. Più che un ritiro era un esame giornaliero di ragazzi che arrivano e che andavano via. Il gruppo di lavoro non era quello che poi andava a concretizzare la squadra. La situazione cambiava di giorno in giorno. Fortunatamente indovinammo tutti i giocatori. Nonostante le difficoltà del ritiro che faceva pensare ad un percorso proibitivo, c’era entusiasmo”.
“Adesso se riparti con una nuova società con gente vicina alla città è un conto, se si continua così tutto diventa difficile per la situazione ambientale. Quindi o si costruisce una squadra per vincere perché l’ ambiente non concede altro, oppure la strada sarà in salita. Qualsiasi cosa noi facessimo la gente capiva, perché era un momento di transizione”



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