Mendes, poi il vuoto: nella retrocessione dell’Ascoli ha pesato l’assenza di gol alternativi

Evanescente Rodriguez, poco per Duris e da incubo Nestorovski e Streng. Caligara si è svegliato tardi, Botteghin a trascinare nonostante tutto

L’infortunio di Pedro Mendes a pesare come un macigno sulla stagione dell’Ascoli. Non si cerchino alibi. Di errori, la società, ne ha commessi tanti e sono stati ben analizzati. Dalla mancata conferma di Breda agli sbagli del mercato estivo, passando per la mancata programmazione, i pezzi mancanti a gennaio, la negativa gestione degli allenatori e troppe parole, con annunci e promesse non mantenute, anche attraverso i social. Oltre a tutto questo, però, sul rettangolo verde ha pesato, eccome, l’assenza di bomber Mendes nel rush finale del campionato.

Quella mancata sostituzione

Altro errore da condividere tra panchina (c’era Castori a guidare i bianconeri) e staff. Il portoghese viene lasciato in campo nei minuti conclusivi del match con la Reggiana (terminato 0-0), nonostante faccia palesemente fatica a correre e si muova, claudicante, con una vistosa fasciatura sulla coscia sinistra. L’Ascoli è sotto di un uomo (espulso Viviano) e ha ancora un cambio a disposizione: in panchina ci sono i colleghi Duris e Streng, ma anche Quaranta, Botteghin, Milanese e Maiga Silvestri. Eppure si decide di proseguire con il portoghese. Al termine dell’incontro, la diagnosi è impietosa: lesione del tendine del retto femorale. Mendes è costretto a un intervento chirurgico a Barcellona e la sua stagione termina anzitempo.

Il peso di Mendes

Con un bottino che dice 27 presenze in campionato condite da 11 gol (dieci dei quali decisivi) e 2 assist. Le sue reti regalano i tre punti contro Feralpisalò (doppietta nel 3-0 al Del Duca), Ternana (doppietta e 2-0 tra le mura amiche), Catanzaro (gol del decisivo 1-0 ancora al Del Duca) e Como (rete che sblocca il match nello 0-2 al Sinigaglia), oltre ai preziosi pareggi contro Reggiana (1-1), Brescia (1-1) e Bari (doppietta nel 2-2 al Del Duca). Salta una sola partita fino all’infortunio, giocandone ben 24 su 27 da titolare (di cui addirittura 19 dall’inizio alla fine). Il torneo del portoghese, però, si chiude con dieci giornate di anticipo, facendo ulteriormente sprofondare un Ascoli con l’acqua già alla gola.

La doppia cifra

Per il Picchio ecco materializzata la retrocessione in Serie C, dopo nove anni consecutivi tra i cadetti. Pur avendo in rosa un giocatore in doppia cifra di marcature. Cosa che, in questo lasso di tempo, si era verificata solo in tre occasioni. Due volte con bomber Cacia, trascinatore dell’Ascoli verso le salvezze del 2015/16 (ben 17 gol) e del 2016/17 (12 reti). Poi con Bajic, a tirare la carretta nel disastroso avvio di stagione 2020/21 salvato solo dall’arrivo di Sottil (e dai 12 gol del bosniaco).

L’assenza di “spalle” in zona gol

In quegli anni, però, tutti ebbero sostegno anche da qualche spalla. Cacia, in difficoltà nei suoi inizi in bianconero, trovò il supporto dei 7 gol di Petagna e dei 5 di Giorgi e Jankto (il ceco servì pure 9 assist). La stagione successiva, ecco invece l’aiuto del tandem Favilli e Orsolini (8 reti ciascuno, oltre a 8 assist complessivi). Cosa accaduta anche nel 2020/21, con Bajic aiutato sia da Sabiri, che fornì un contributo fatto di 8 gol e 4 assist, sia Dionisi, a dare una mano nella rimonta della seconda parte di stagione con 6 reti e 2 assist da neo bianconero.

A quest’Ascoli, invece, sono mancati proprio i gol delle ‘spalle’ di Mendes. Ben 4 delle 5 esultanze di Caligara sono arrivate troppo tardi, servendo solo a prolungare l’agonia di un Picchio già sul punto di morte, con Rodriguez troppo evanescente là davanti (4) e Botteghin (4), che di lavoro non fa però il goleador, ugualmente a dare residue speranze solo dopo il suo rientro dall’infortunio. Duris ha fatto quel che ha potuto (2), da incubo Nestorovski (2) e Streng (0).

L’incubo Serie C

E allora ecco materializzata la terza retrocessione nella storia dell’Ascoli in Serie C. Un flop che nei numeri ricorda un po’ quello del 1994/95, quando i 9 gol di Bierhoff non furono supportati dai compagni di squadra (4 reti per Binotto, 3 per Menolascina); ma che fa ancor più male, forse perché più fresco e vissuto nella consapevolezza che sarebbe bastato davvero pochissimo per raggiungere l’obiettivo, della retrocessione del 2012/13, quando il Picchiò sprofondò nonostante i 18 gol di Zaza e le 7 reti ciascuno di Feczesin e Soncin.

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